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Inserito il - 23 feb 2011 : 18:15:11 Condividi su Facebook  Mostra Profilo Invia a Atom un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
« I got to keep movin', blues falling down like hail. And the day keeps on worryin' me... there's a hell hound on my trail. »
« Devo correre, il blues viene giù come grandine. La luce del giorno continua a tormentarmi... c'è un segugio infernale sulle mie tracce. »
(Robert Johnson, Hellhound on my Trail )


Robert Leroy Johnson (Hazlehurst, 8 maggio 1911 – Greenwood, 16 agosto 1938) è stato un chitarrista blues statunitense.

Fece parte della scena musicale blues sorta nella zona del delta del Mississippi (Delta Blues) tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento.

La sua oscura biografia, scarsamente documentata, e la sua morte misteriosa all'età di soli 27 anni hanno contribuito notevolmente ad alimentare le fosche leggende sulla sua figura già circolanti in vita.
La sorprendente combinazione di tecnica chitarristica, canto e improvvisazione caratterizzante le sue 29 storiche registrazioni, effettuate tra il 23 novembre 1936 e il 20 giugno 1937, ha costituito una base imprescindibile per intere generazioni di musicisti a venire, tra cui Muddy Waters, Bob Dylan, i Rolling Stones, i Cream, gli Allman Brothers, Johnny Winter, Eric Clapton, Jimi Hendrix, Jeff Beck e i Led Zeppelin.
Fa parte del Club 27, il gruppo dei grandi artisti morti a 27 anni.

Il 23 gennaio 1986 è stato tra i primi musicisti a essere introdotti nella Rock and Roll Hall of Fame, segnatamente nella categoria Early Influences; la rivista Rolling Stone l'ha collocato in quinta posizione nella Lista dei 100 migliori chitarristi della storia.

Poche sono le notizie attendibili sulla sua vita privata.

Nasce l'8 maggio 1911 ad Hazlehurst, nel Mississippi, da una relazione extraconiugale della madre Julia Dodds con Noah Johnson, dopo che il marito di Julia, Charles Dodds Jr., l'aveva abbandonata per un'altra donna. Sin da bambino il giovane Johnson si appassiona alla musica, e suo fratello gli insegna a suonare l'armonica, per poi passare alla chitarra. Dopo un periodo trascorso a Memphis si sposa nel 1929 con Virginia Travis e si trasferisce a Robinsonville. L'anno successivo la moglie sedicenne muore nel dare alla luce il figlio; sconvolto dal fatto, Johnson comincia a vagare fra le città del Mississippi, divenendo un donnaiolo ed un forte bevitore. Nel 1931 incontra e sposa Calletta Craft e decide di trasferirsi nel villaggio di Copiah County, ma la crescente passione per la musica porta Robert sempre più distante dalla moglie e anche questa unione coniugale finisce.

Il patto con il Diavolo

« Robert Johnson to me is the most important blues musician who ever lived.
I have never found anything more deeply soulful than Robert Johnson. His music remains the most powerful cry that I think you can find in the human voice. »
« Per me Robert Johnson è il più importante musicista blues mai vissuto. Non ho mai trovato nulla di più profondamente intenso. La sua musica rimane il pianto più straziante che penso si possa riscontrare nella voce umana ».
( Eric Clapton )


Narra la leggenda, alimentata anche dallo stesso Johnson, che il giovane bluesman abbia stretto un patto col Diavolo, vendendogli la sua anima in cambio della capacità di poter suonare la chitarra come nessun altro al mondo.

Tale fosca mitologia è sorta e si è consolidata negli anni a seguito di diversi fatti: la sua stupefacente tecnica chitarristica, basata sul fingerpicking e tuttora additata come una delle massime espressioni del delta blues; le evocazioni generate dalla sua voce e dalle sue complesse strutture chitarristiche; il sinistro contenuto dei suoi testi, pur largamente improvvisati (come era ovvio per il genere, all'epoca), spesso narranti di spettri e demoni quando non esplicitamente riferiti al suo patto col Diavolo in persona.

Vi contribuirono inoltre i racconti dei vari musicisti che lo conobbero, e che riferiscono della sua iniziale goffaggine nel suonare la chitarra: in base a questi racconti, peraltro tutti concordanti, Johnson scomparve dopo la morte della moglie per poi riapparire, l'anno successivo, dotato di una bravura e di un'espressività tali da lasciare tutti allibiti.

Voci dell'epoca tramandano di un incontro, avvenuto allo scoccare della mezzanotte a un crocevia desolato, tra Johnson e un misterioso uomo in nero il quale gli avrebbe concesso un ineguagliabile talento chitarristico in cambio della sua anima. In realtà la (senz'altro più realistica) versione "ufficiale" è che Johnson, nel corso del suo vagare, abbia incontrato un misterioso bluesman di nome Ike Zinneman, il quale ebbe a fargli da maestro. La sinistra figura di Zinneman risulta comunque celata da un fitto velo di mistero; l'unico dato, nel completo oblìo sui suoi dati biografici, riguarda la sua abitudine di suonare nei cimiteri, tra le tombe, nota al punto da venire additato quale emissario del demonio.

Altri aneddoti tramandano di come Johnson fosse capace di riprodurre nota per nota qualsiasi melodia ascoltasse, fosse per radio come in un locale affollato e senza porvi la benché minima attenzione.

La morte

« Morì nel mistero: qualcuno ricorda che fu pugnalato, altri che fu avvelenato; che morì in ginocchio, sulle sue mani, abbaiando come un cane; che la sua morte aveva qualcosa a che fare con la magia nera. »
( Greil Marcus )


La lapide di Robert Johnson.

Il 16 agosto 1938, a soli 27 anni, Robert Johnson muore a Greenwood, nel suo Mississippi. Non è possibile definire con certezza quali furono le ragioni del decesso: il certificato di morte, registrato all'Ufficio di Stato Civile di Jackson, Mississippi, il 18 agosto, non attribuisce il decesso ad alcuna causa specifica e segnala oltretutto che ragione della sua dipartita sia da ricercarsi anche nel fatto che nessun medico abbia avuto modo (non si sa per quale motivo) di prestargli cure nella fase dell'agonia.

Le testimonianze di Sonny Boy Williamson II e David Honeyboy Edwards attestano che la notte del 13 agosto 1938 Robert Johnson si trovava a suonare con loro al Three Forks, un locale a 15 miglia da Greenwood nel quale i tre suonavano ogni sabato sera a seguito di un ingaggio che durava da alcune settimane.

Era apparso subito evidente come Johnson avesse una storia con la moglie del gestore del locale, il quale era consapevole del fatto pur continuando a contattarlo lo stesso. Racconta Sonny Boy che durante la serata, complici l’alcol e l’atmosfera di grande eccitazione, gli atteggiamenti dei due furono talmente spudorati da risultare persino imbarazzanti. Altrettanto chiara era la rabbia dipinta sul volto del barman.

Quando durante una pausa venne passata a Robert una bottiglia da mezza pinta di whisky senza tappo, Sonny Boy gliela fece cadere di mano, avvertendolo che non era prudente bere da una bottiglia aperta; nondimeno questi si infuriò e bevve con stizza la successiva bottiglia, ugualmente passatagli già stappata. Poco dopo risultò evidente che Johnson non era più in condizione di suonare, al punto che lasciò la chitarra e si alzò per andare via, in stato confusionale. Fu accompagnato a casa di un amico, dove dopo poche ore iniziò a delirare - si trattava dei primi segni di avvelenamento.

Qui morì il martedì successivo, dopo due giorni di intensa agonia.

La vera tomba di Robert Johnson non è ancora ufficialmente definita. Nei dintorni di Greenwood ci sono ben tre pietre tombali con il nome di Robert Johnson inciso sopra.

Nel cimitero della Chiesa Missionaria Batista di Mount Zion a Morgan City, Mississippi, poco distante da Greenwood, c'è un grande obelisco, posto nel 1990 su una lapide preesistente, con incisi tutti i titoli dei blues di Robert Johnson. L' opera e' stata pagata dalla Columbia Records e da privati del Mont Zion Memorial Fund. Secondo gli ultimi studi, è da considerarsi il sito più attendibile per la sua tomba.
"Resting in the Blues" è la frase scritta su una piccola lapide intestata a Robert Johnson nel cimitero di Payne Chapel vicino a Quito, Mississippi
La Sony Music ha restaurato la lapide sul terzo sito, sotto un enorme albero nel cimitero della Little Zion Church a nord di Greenwood lungo la Money Road.
Queste ambiguità non hanno fatto altro che alimentare ulteriormente la leggenda sulla sua vita e la sua morte.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera

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Robert Johnson
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